NED nuova estetica delfina

NUOVA ESTETICA DELFINA via I° maggio 13 Cadoneghe (PD). Tel 049700772

La Nuova Estetica Delfina continua una tradizione nel campo dell'estetica da diversi anni.
Iniziata da Delfina Costa fine anni '60 continua oggi con Fernanda coadiuvata da Marica.
Il nome Delfina è stato mantenuto nel rispetto di una nobile tradizione e serietà con cui questa azienda è stata condotta.
Rimane immutata la serietà ma viene aggiornata la professionalità con l'inserimento di nuove tecnologie, prima fra tutte LPG ENDERMOLOGIE, leader nel trattamento ANTICELLULITE a livello mondiale.


ESTETICA: TERZO MILLENNIO

BELLEZZA E BENESSERE



Dalla lotta all’inestetismo
alla ricerca
dell’armonia di forma e movimento


Metodologie estetiche e tecniche corporee




LA POSTURA

La POSTUROLOGIA è una metodica che si occupa della biomeccanica corporea e quindi di quelle problematiche che tradizionalmente vengono definite strutturali.
In generale quando parliamo di postura intendiamo la posizione che il corpo assume nei diversi momenti della vita.
Questo risultato meccanico è una risposta formulata sull'integrazione di numerose informazioni raccolte e trasmesse da tutto l'organismo (come ad es. gli stimoli indotti dalle caratteristiche del terreno e rilevate dalle piante dei piedi).
Tutte le informazioni vengono elaborate dal sistema nervoso il quale attiva una serie infinita di risposte, tra cui quelle destinate a quei gruppi muscolari che permettono di mantenere la postura più opportuna in un preciso istante.Per tale sistema posturale il compito principale è quello di vincere la forza di gravità, in modo tale da permettere all'uomo di stare in piedi in maniera stabile, anche se egli presenta, a differenza di tutti gli altri animali, una base di appoggio dalla superficie molto ridotta. L'obiettivo è riuscire a mantenere la proiezione al suolo del baricentro corporeo (punto di applicazione del peso di un corpo) all'interno del poligono di sostentamento delimitato dai piedi ottenibile adattando continuamente la posizione del corpo attraverso lo spostamento dei singoli segmenti che lo compongono. Segmenti corporei a cui spetta quindi la gestione effettiva della postura, costituiti da complessi sistemi di muscoli variamente distribuiti nell'organismo che prendono il nome di POSTURALI o ANTIGRAVITAZIONALI.
L'equilibrio, risultato finale dell'integrazione di numerose informazioni sia locali che generali, si avvale di diverse stazioni recettoriali, destinata alla raccolta di questi stimoli periferici; alcune sono definite dai posturologi primarie come gli occhi e i piedi, altre invece secondarie, come i recettori cutanei e quelli generali della struttura localizzati in MUSCOLI, ARTICOLAZIONI e LEGAMENTI.
Il sistema nervoso centrale è quindi in grado di adottare le soluzioni, tra le mille possibili, più semplici ed energeticamente meno dispendiose : le strategie posturali .


EVOLUZIONE ED IMPORTANZA DELLA STAZIONE ERETTA



Considerando che l’evoluzione si interessa (e seleziona) solo ciò che funziona e che l’uomo è innegabilmente al vertice delle piramide evolutiva, si dovrebbe concludere , senza ombra di dubbio , che la stazione eretta sia la condizione ottimale.
Si tende oggi a mettere in dubbio questo assioma e a credere che forse la posizione eretta sia intrinsecamente debole, che la nostra schiena non sia correttamente adattata e progettata per sostenere pesi. Questo perché nelle opulente società industrializzate le menomazioni alla schiena, le problematiche articolari e muscolari hanno raggiunto proporzioni gigantesche.
Si è perso forse di vista che questi gravi e comuni problemi riguardano quasi esclusivamente le società ricche, fisicamente inattive; società dipendenti dalle macchine in cui la maggior parte della giornata viene trascorsa su una sedia ….
In realtà , nel corso dei millenni, la natura ha sviluppato nell’ uomo, la postura perfetta; la struttura umana a colonna garantisce che il peso venga direttamente ed efficacemente sostenuto dallo scheletro mentre è la posizione a quattro zampe ad essere la più debole.
La colonna vertebrale degli animali a quattro zampe non sorregge direttamente il peso e presenta quindi una intrinseca debolezza nella sua parte mediana. E’ necessario un legamento sospensorio (come in un “ponte a cantilever”) tra la testa e la coda che eviti il cedimento.


La struttura a colonna dell’uomo è perfettamente adatta a sostenere il suo peso. Gli animali a quattro zampe posseggono un’intrinseca debolezza nella parte mediana della colonna vertebrale che viene controbilanciata da un legamento sospensorio come in un “ponte a cantilever”. In alcuni animali la colonna vertebrale appare inclinata per controbilanciare l'enorme pesodella parte anteriore dell’animale, come nel caso del lungo collo della giraffa o della pesante testa dell’elefante o del massiccio torace del bisonte.

La posizione “ a colonna “ su due zampe permette l’utilizzo degli arti anteriori ( ora superiori ) per altri usi, e la specializzazione delle mani e quindi nuove strategie di vita e maggiori probabilità di sopravvivenza.
Contemporaneamente al lavoro di modifica della nostra colonna, l’evoluzione ha dovuto adattare anche la nostra circolazione alla posizione eretta. La maggior parte dei nostri antenati a quattro zampe aveva il cuore ed il cervello più o meno sullo stesso livello. Ciò significava che il cuore doveva produrre una pressione relativamente bassa per far affluire sangue al cervello.
Nella nostra posizione eretta, il cuore deve pompare sangue denso e viscoso fino al cervello, posto circa trenta centimetri più in alto.
L’evoluzione ha risolto il problema in maniera adeguata ed efficace, anche se può sembrare un’opera di ingegneria ben più difficoltosa rispetto ad una modifica della colonna. Perché quindi dubitare che la colonna vertebrale abbia subito appropriate modifiche disponendo dello stesso periodo di tempo .
L’uomo è un primate, un mammifero con cervello e vista molto sviluppati, e un corpo adatto sia alla vita sugli alberi che sul terreno. Gli antichi primati vivevano sugli alberi delle grandi foreste, cibandosi prevalentemente di foglie, frutti e noci, integrando a volte la dieta con uccelli e uova, lucertole e larve. Per procacciarsi il cibo. Svilupparono delicati movimenti delle mani e una potente presa in tutti e quattro gli arti per una migliore mobilità sugli alberi. Fu necessaria anche una vista più acuta per scegliere accuratamente il cibo e per spostarsi velocemente di ramo in ramo. La visione tridimensionale, che permetteva una precisa valutazione delle distanze, era di vitale importanza. Tale visione binoculare esiste solo quando entrambi gli occhi insieme lo stesso oggetto. Gli occhi perciò si spostarono sulla parte frontale della faccia.
Sia nelle scimmie che nell’uomo, l’evoluzione ha posto gli occhi frontalmente e al di sotto di un cervello relativamente grande. Ciò significa che i nostri antenati dovevano piegare il capo all’indietro per vedere, dando così origine alla prima curva della colonna vertebrale, quella della nuca.
Nella loro vita sugli alberi, le scimmie assumono spesso la posizione eretta, quando si arrampicano sui tronchi, quando si appendono di ramo in ramo e quando balzano verso un ramo più alto. Dormono sugli alberi per proteggersi dai predatori e alcune dormono persino in posizione verticale. Inoltre le loro membra sono piegate sia ai gomiti che alle ginocchia per mantenere il peso vicino al tronco dell’albero e ridurre così lo sforzo.
La flessione degli arti serve anche per ottenere la massima potenza quando saltano di albero in albero. In realtà è solo temporaneamente, ossia nel momento del salto, che questi animali assumono completamente la posizione eretta, ossia con le zampe diritte.
Ciononostante, molti di questi animali riescono a stare su due zampe anche sul terreno e possono persino correre in posizione eretta ma, quando lo fanno, né le articolazioni delle anche né le ginocchia sono completamente distese. Tali scimmie assumono la posizione eretta usando i muscoli relativamente poco sviluppati del posteriore. Se la colonna vertebrale fosse un unico rigido osso, la manovra sarebbe molto semplice e simile a quella di una gru. Se avessimo una spina dorsale del genere, i nostri problemi alla schiena quasi non esisterebbero. Tuttavia, in tutti gli animali con spina dorsale, la colonna non è un unico osso rigido, ma una serie di piccole ossa imperniate l’una sull’altra. Questa struttura si è sviluppata per fornire grande flessibilità alla colonna, così da potersi piegare in avanti, indietro, e di lato.
Parte della forza della colonna è stata sacrificata per permettere maggiore flessibilità. I muscoli dei glutei, coadiuvati dai muscoli posteriori della coscia, sollevano la parte inferiore della colonna (l’osso sacro). Sulla parte posteriore delle ossa che compongono la spina dorsale (le vertebre) c’è una serie di piccoli muscoli (gli erettori) che si contraggono per portare in posizione eretta il resto del la colonna. La loro azione produce una curva all’altezza dei lombi.
Ecco quindi che, arrivando alla posizione eretta, i nostri antenati svilupparono due curve all’indietro sulla colonna, una sulla nuca e una sui lombi. Se ciò non fosse accaduto, i loro occhi avrebbero guardato in basso e tutto il peso sarebbe gravato sulla parte anteriore dei piedi, causando uno sbilanciamento in avanti. Le scimmie, che passano pochissimo tempo erette e mai con le ginocchia dritte e unite, hanno queste curve e i muscoli che le producono poco sviluppati. Nell’uomo, invece, ci sono ovviamente rientranze all’altezza della nuca e dei lombi, e relative prominenze nelle regioni delle spalle e dei glutei. Queste curve devono naturalmente controbilanciarsi, altrimenti penderemmo in avanti o all’indietro.


L A P O S T U R A N O R M A L E

Come si arriva alla postura normale nel singolo individuo.


Nel breve spazio di poche settimane. Il feto umano che cresce nell’utero attraversa differenti fasi di un ciclo che per certi versi ripercorre l’intera evoluzione dell’uomo, dal pesce all’homo sapiens.
Tuttavia il bambino non sviluppa la sua posizione eretta se non dopo la nascita, e la completa solo quando impara a stare in piedi e a camminare.
Mentre il bambino giace rannicchiato nel ventre materno, la sua spina dorsale è formata solo da una curva a forma di C.
Una volta nato e posto nella culla, il bambino sperimenta per la prima volta LA FORZA DI GRAVITA’ e, grazie all’ampio spazio di cui ora dispone, cerca di allungare la schiena. Ciononostante la curva a C persiste per diversi mesi dopo la nascita.
Solo quando il bambino impara a sedersi apparirà la prima curva, quella del collo (cervicale), poiché se la spina dorsale conservasse la forma a C , la testa penderebbe in avanti e la visuale resterebbe limitata.




La postura nell’utero





La testa, relativamente pesante, viene spinta all’indietro, in posizione eretta, e il peso si sposta sul centro di gravità; in questo modo gli occhi possono guardare in avanti.
E’ interessante notare che le gambe vengono tenute aperte per dare un’ampia base triangolare di appoggio, poiché l’equilibrio è ancora piuttosto instabile.
Lo stesso accade quando il bambino impara a stare in piedi e a camminare.
Se il soggetto avesse soltanto la curva cervicale, il busto penderebbe in avanti e nuovamente gli occhi guarderebbero verso il basso.

Per raggiungere la posizione eretta, il bambino sviluppa un’altra curva, all’altezza delle reni, la curva lombare. Ciò’ sposta la testa sul centro di gravità, il raggio della visuale aumenta e il peso del corpo viene omogeneamente distribuito sullo scheletro. Le uniche parti della C originaria restano nelle regioni delle spalle e delle natiche.
Tutte queste curve sono molto evidenti nell’infanzia, quando la spina dorsale è corta, ma tendono a diminuire con la crescita. Si possono notare in special modo nell’andatura dondolante del bambino o di un nano.
All’inizio, il bambino deve imparare il senso dell’equilibrio, per cui per stare in piedi o per camminare tende ad allargare i piedi in modo da avere una stabile base di appoggio.
Nelle gambe si producono dei cambiamenti. Alla nascita esse sono piegate alle anche e alle ginocchia ma, quando il bambino impara a stare eretto, le articolazioni si allungano così da far sostenere il peso maggiore allo scheletro e non ai muscoli.
Infine, la postura normale dipende dal corretto posizionamento della testa rispetto alla colonna vertebrale. Questo accade quando la testa e gli occhi guardano in avanti. Se la testa pende in avanti e in basso oppure all’indietro e all’insù, le curve della colonna devono modificarsi per mantenere il centro di gravità nel punto giusto. La posizione della testa è quindi fondamentale per una buona postura.
Guardando la colonna vertebrale da dietro, ci si aspetterebbe di vederla diritta, senza curve, ma questo accade solo per le persone ambidestre. Le persone destrorse hanno i muscoli del lato destro più sviluppati e ciò provoca uno spostamento della parte superiore della colonna verso destra. Per controbilanciare l’inclinazione, nella parte inferiore della spina dorsale si crea uno spostamento a sinistra. Inoltre, anche la pelvi è squilibrata. Questa accentuata curvatura della spina dorsale è facilmente distinguibile nei tennisti. I sarti per uomo confermeranno che per i clienti destrorsi la spalla destra sarà circa dieci centimetri più bassa di quella sinistra e che i testicoli tenderanno a essere portati a sinistra.
Le ossa della spina dorsale sono chiamate vertebre : ce ne sono sette nel collo (cervicali) dodici nella regione addominale (dorsali), cinque nelle reni (lombari) e cinque fuse in un unico osso nella regione pelvica (sacrali).
Infine c’è quel che resta di una coda originaria, quattro piccole vertebre fuse insieme (coccige) sebbene vi siano delle variazioni lungo tutta la colonna, per cui nessun osso è uguale ad un altro, una tipica vertebra consiste in un “corpo” solido nella parte frontale con un anello d’osso (l’arco vertebrale) attaccato alla parte posteriore.
Questo anello possiede posteriormente sporgenze ossee per l’insediamento o per l’articolazione con le altre vertebre. Il midollo spinale, che contiene i nervi destinati alle varie parti del corpo, passa lungo la colonna attraverso i fori formati dagli anelli ossei.
Tra i corpi di vertebre adiacenti c’è un disco invertebrato, il famoso disco.
Esso agisce da cuscinetto ed è composto da un anello esterno molto duro e da una porzione centrale molle simile a gelatina.
Il nucleo di questa porzione centrale è fluido e quindi non si può comprimere, agisce perciò da fulcro su cui le vertebre possono ruotare.



Tra le vertebre adiacenti non c’è possibilità di ampi movimenti, ma l’insieme dei movimenti combinati della spina dorsale è notevole: flessioni in avanti, indietro, laterali e torsioni. Poiché tali movimenti possono essere effettuati anche simultaneamente, c’è bisogno di un complicato sistema di muscoli in grado di controllarli.
Le curve della colonna vertebrale sono tenute in allineamento dal tono muscolare, allo stesso modo che in qualsiasi altra articolazione del corpo. Il tono muscolare è paragonabile alla tensione di una molla : l ‘ articolazione tende a piegarsi verso la molla più forte.

E’ assolutamente essenziale considerare tutte le varie articolazioni che sostengono il peso come un unico sistema portante.

Se la corretta postura si basa su una serie di meccanismi di controbilanciamento muscolare, che sono pertanto la chiave di un bel portamento e di movimenti aggraziati (e quindi di armonia, salute, benessere e bellezza ), dovrebbe essere sufficiente rafforzare i muscoli deboli per riportare le articolazioni nella loro giusta posizione.

L’intervento degli operatori di biomeccanica corporea (fisioterapisti, fisiatri, ortopedici…), a cui ci rivolgiamo normalmente nel caso in cui le situazioni di squilibrio comportano comparsa di dolore, non è spesso coronato da successo : spesso le articolazioni non si normalizzano in quanto i muscoli non si correggono o non mantengono la correzione nel tempo.
Sappiamo che spesso la causa di un problema articolare è la presenza di un muscolo debole. Questa debolezza può però avere svariati significati e origini : essere di tipo strutturale, interne al muscolo o alle strutture ad esso correlate o più in generale presenti nella organizzazione biomeccanica del corpo, oppure possono coinvolgere la componente chimica o emotiva dell’equilibrio ed essere trasmesse in qualche modo alla componente corporea (es. muscolo o articolazione) manifestandosi come dolore.
Partendo dal fondamentale concetto di omeostasi (alla base della sopravvivenza di tutte le forme di vita presenti nell’universo e conseguentemente dell’universo stesso ) che è un principio che sta alla base sia della medicina tradizionale che della medicina olistica, sono nate altre ipotesi, nuovi punti di vista che, andando oltre al settorialismo specialistico della medicina occidentale, prendono in esame altre componenti.
Affascinante è il nuovo punto di vista della Integrazione Strutturale al cui centro c ’ è una valutazione diversa e più specifica del ruolo giocato dai tessuti connettivi.
La posizione nello spazio fisico tridimensionale del corpo è determinata da elementi che derivano dal mesenchima, vale a dire ossa, muscoli, legamenti, tendini e fasce. Gli elementi primari evolvono dalle cellule, apparendo nella sostanza mesenchimatica come nuclei. A mano a mano che le unità prendono forma, il residuo meno differenziato forma gli involucri o guaine. Pare che, inizialmente, la funzione della guaina sia protettiva, per assumere in seguito funzione di sostegno. Sono queste le fasce.
La fascia è una rete di sottile tessuto elastico che esiste in strati continui in tutto il corpo. I muscoli e le ossa sono organizzati e sostenuti da questa rete. Ciascun muscolo, organo viscerale, vaso è rinchiuso nel proprio involucro fasciale. Nel muscolo la guaina fasciale continua diventando tendine attraverso il quale si ancora saldamente all’osso.
Gli involucri fasciali formano a loro volta un reticolato ubiquitario che sostiene e al tempo stesso avvolge, collega e separa tutte le unità funzionali del corpo. Infine questi robusti strati elastici formano anche un ’ involucro superficiale che serve da contenitore e da sostegno frenante per tutto il corpo.
Abbiamo diversi tipi di strati fasciali e quindi svariati tipi di tessuto connettivo. Fondamentalmente, sono tutti strutturati dal collageno e costituiti dagli stessi elementi, ma in proporzioni differenti.
Le fasce superficiali sono un connettivo areolare o lasso, ospita la maggior parte dei grassi del corpo, è il più estensibile, il più elastico e il più ampiamente distribuito. Si può estendere in qualsiasi direzione e adattarsi rapidamente a tensioni di ogni genere. E’ Parte integrante del metabolismo corporeo dei liquidi, il meccanismo tramite il quale il corpo guida e distribuisce i fluidi. Può essere usato persino come materiale da imballaggio fra gli organi.
Le fasce più profonde sono un strato più denso ; il collageno forma fasci di fibre parallele, poiché questa è la forma che meglio resiste allo sforzo della tensione. Quando lega le ossa e limita i movimenti, lo chiamiamo legamento ; quando collega il muscolo all’osso o alla cartilagine, viene denominato aponeurosi o tendine. Il tessuto connettivo bianco fibroso può anche formare pesanti strati fasciali come la fascia lata oppure i retinacoli, bande di fasce più spesse che trattengono i tendini o formano carrucole che i muscoli possono utilizzare che troviamo sopra e sotto le articolazioni principali : caviglie, ginocchia, polsi e gomiti.
Quando serve grande stabilità, come nei tessuti sclerotici ( ossa o cartilagine ), la matrice organica di collageno si impregna di altre sostanze utili allo scopo. Nella cartilagine, la matrice è modificata dal solfato condroitin; nelle ossa, dai sali minerali, principalmente il fosfato di calcio, anche se sono presenti magnesio e tracce di altri minerali.
I tessuti connettivi, in particolare le fasce, sono in uno strato di riorganizzazione permanente. Il continuo scambio metabolico reso possibile dall’ intimo rapporto tra le fasce e il metabolismo dei liquidi consente la riorganizzazione della struttura. Anche se le fasce sono tipici tessuti di fibre collagene, vanno visualizzate entro la sostanza infracellulare che è, per lo più un gel semifluido amorfo. Le fibre di collageno si modificano con palese lentezza e sono una entità chimica definita. Perciò la velocità evidente con cui si modificano le fasce deve essere una proprietà della complessa sostanza infracellulare. La distribuzione universale del tessuto connettivo rende assai probabile che quel gel colloidale sia l’ambiente interno più diffuso. Ogni cellula vivente sembra essere in contatto con quest’ultimo e le modifiche indotte dai cambi di pressione spiegherebbero l’ampio spettro di effetti notati nell’Integrazione Strutturale. La velocità che osserviamo nei cambiamenti indotti fa da sostegno a quell’ipotesi, alla luce di quello che sappiamo sull’azione dei colloidi e delle leggi fisiche che li governano. Esercitare una pressione è, di fatto, aggiungere energia alla sostanza colloidale del tessuto. ( E’ ben noto in fisica che l’aggiunta di energia può trasformare il gel colloidale in sol ). Probabilmente, è la sostanza colloidale energizzata a spiegare le diverse proprietà fisiche di un corpo sottoposto all’Integrazione Strutturale.
Di conseguenza il miglioramento della funzionalità organica è ottenibile cambiando la struttura tenendo conto di due aspetti fondamentali :

- quando una parte è in difficoltà, tutto il corpo viene a trovarsi in situazioni di squilibrio.(le strutture devono essere equilibrate come un tutt’uno : sia le strutture viventi come le case , i ponti …)


- le ossa sono tenute al loro posto da tessuti molli : muscoli, legamenti, tendini. Se un muscolo è cronicamente corto sbilancia l’osso al quale è collegato. Non basta riposizionare l’osso : il muscolo in questione e il tessuto collegato devono essere allungati se si vuole che il cambiamento sia permanente.

LA POSTURA CORRETTA


La postura corretta è quella in cui i lati del corpo sono simmetrici e si può tracciare una linea retta che passi per l’orecchio, la spalla, il centro dell’articolazione coxo-femorale, il centro del ginocchio e il punto più alto dell’arco plantare.

Per riuscire ad ottenere e mantenere questa posizione per anni è necessario raggiungere un equilibrio perfetto fra tutte le componenti corporee.
L’ANALISI POSTURALE

1) Metodologie visive.

Primo e più immediato metodo è l’ANALISI VISIVA, ossia l’osservazione del soggetto, con l’ausilio eventualmente di filo a piombo, specchio e talvolta ripresa fotografica (quest’ultima utilizzata per verificare cambiamenti subentrati a seguito di interventi terapeutici ).
E’ un esame del soggetto in relazione all’allineamento globale e delle varie parti del corpo (simmetria morfologica) e una analisi delle sue capacità di adattamento e di movimento (armonia e simmetria dinamica ).
Già con una semplice occhiata al corpo del soggetto è possibile cogliere le coordinate spaziali dei singoli segmenti che lo compongono e il suo naturale equilibrio. L’equilibrio corporeo osservato è quello che la persona evidenzia stando in posizione eretta con le braccia lungo i fianchi e che l’operatore valuta rispetto ai tre piani dello spazio guardandolo da dietro, da sopra e di profilo (da fermo e in movimento).

In una proiezione postero - anteriore (da dietro) i piani orizzontali passanti per le orecchie, per le spalle, per il bacino, devono essere paralleli tra loro ed essere perpendicolari rispetto ad un piano di riferimento verticale che, partendo dall’apice della testa, scenda lungo la colonna vertebrale, attraversi il solco intergluteo per finire tra i malleoli interni dei piedi. Visto di profilo, il soggetto deve giacere con la nuca, le scapole e i glutei a contatto con un ipotetico piano posteriore e le curve della colonna vertebrale che separano questi distretti devono distanziarsi dal piano di riferimento per non più di tre dita a livello cervicale, e per non più di quattro dita a livello lombare. Infine , in una visione dall’alto, testa, spalle e bacino non devono essere in torsione tra loro rispetto a un asse verticale al corpo e quindi non un orecchio più avanti dell’altro né una spalla, né un gluteo.
Il rispetto di questi rapporti è possibile quando, nel soggetto preso in esame, tutti i segmenti ossei che compongono lo scheletro sono di dimensioni appropriate e uguali nelle due metà del corpo, con i muscoli che li stabilizzano e li muovono ben equilibrati fra loro.
Situazioni diverse da quelle di riferimento, e quindi asimmetriche, sono determinate per lo più da problemi di tipo funzionale, sono cioè determinate da alterazioni muscolari che trazionando diversamente le parti ossee su cui si inseriscono, inducono il corpo ad assumere posture diverse dal normale e ciò è confermato dal dato statistico che riporta come rare le situazioni in cui una gamba o un braccio sono scheletricamente più corti dell’altro.
Per fare un esempio di disallineamento, non certo rientrante nell’ambito della patologia, ricordiamo quello dei soggetti destrimani che rappresentano la gran parte della popolazione.
Essi presentano normalmente la spalla destra più bassa e avanzata rispetto a quella controlaterale e quindi il braccio destro più lungo rispetto al sinistro, l’emibacino sinistro più basso e accompagnato da una gamba lievemente più lunga (visibile a soggetto disteso) e la testa, valutata rispetto a un piano passante per le orecchie, lievemente inclinata e ruotata verso sinistra.
Pertanto questo soggetto, che si mantiene verticalmente ben centrato rispetto al filo di piombo, presenta invece gli assi orizzontali, quelli cioè passanti per le orecchie, le spalle e le ali iliache, non più perpendicolari a questo filo piano e quindi non più paralleli tra loro.
Il fatto di poter dire che tale asimmetria è fisiologica deriva principalmente dal fatto di osservare che il piano superiore delle orecchie e quello inferiore delle ali iliache sono paralleli tra loro, mentre l’intermedio passante per le spalle risulta inclinato al contrario.
Ciò ci permette di affermare che le modificazioni messe in atto dal sistema avvengono secondo uno schema funzionale naturale corretto e pertanto fisiologico. Questa postura, come si è visto, tipica dei destrimani, è dovuta alla prevalenza sugli altri di gruppi muscolari più usati. Anche se il modificarsi degli equilibri corporei è definito fisiologico, esso presenta comunque una lieve torsione che produce a livello bio-meccanico una attività lievemente disenergetica e usurante, soprattutto per quelle parti che più delle altre hanno il compito di compensare
Nella situazione appena menzionata il corpo si è adattato al diverso equilibrio in una maniera che potremmo definire armonica. Questo adattamento può avvenire in tutte le posture anomale, non solo nel caso del destrimane, e depone per l’assenza di blocchi a livello delle strutture cardine del movimento.
Ciò permette una completa libertà alle varie parti costituenti il corpo, le quali possono così adattarsi come i muscoli richiedono nel rispetto di uno schema funzionale naturale.
Altre volte invece non esiste tale “ armonia “ nell’adattamento e quindi le parti del corpo assumono posizioni diverse rispetto allo schema naturale di riferimento ; ciò è dovuto alla presenza di restrizioni nel movimento o per motivi articolari o muscolo - fasciali e a causa di anomale sollecitazioni nei distretti coinvolti. In questa situazione disarmonica la postura riflette l’informazione che in una parte del corpo qualcosa non sta lavorando correttamente dal punto di vista biomeccanico, provocando a questo livello usura e dispendio energetico.
Per aiutare l’operatore a districarsi nel complesso mondo della posturologia sono stati codificati dai vari autori QUADRI POSTURALI DI RIFERIMENTO che sono frutto dell’esperienza maturata in anni di lavoro.
Essi possono, pur con le dovute cautele, indirizzare la ricerca verso situazioni funzionali diverse dalla norma e, come tali, potenzialmente patologiche, ma rappresentano soltanto dei suggerimenti che vanno sempre verificati.


La verticale di Barre’.

Quando si parla di visione da dietro si fa riferimento alla verticale di Barre, in quanto a questo autore dobbiamo la codifica e la interpretazione delle principali deviazioni dalla norma di quei rapporti corporei considerati normali in questa proiezione antero - posteriore.


I profili di Bricot.

Quando si analizza il soggetto di lato, ci si riferisce al profilo secondo Bricot, in quanto questo autore con i suoi studi ha contribuito a semplificarne l’analisi
Famosi sono i profili dei suoi omini, chi più arretrato e afflosciato rispetto alla norma, chi invece avanzato ed eretto, tipici quadri a cui vanno solitamente correlati un caratteristico assetto della pianta del piede e una certa posizione della mandibola.

2) Metodologie strumentali.

Vengono analizzate le forze al suolo cioè baricentri e carichi sui pilastri di appoggio dei piedi.
La pedana posturometrica - stabilometrica è una strumentazione usata in medicina che sta trovando, con opportune indicazioni, un valido utilizzo nel campo Estetico.
Con tale strumentazione è possibile rilevare gli errori di posizione del corpo umano che si manifestano con una errata posizione del baricentro e della sua proiezione al suolo e con una disordinata ripartizione del carico sui pilastri d’appoggio.
Si tratta di una piattaforma, apparentemente simile ad una bilancia ma costituita da sofisticati sensori e collegata ad un computer con un monitor, dove viene visualizzata la posizione dei piedi e le forze che agiscono su di essi; segnala quando il carico del peso del corpo sulle estremità e sulla colonna vertebrale è corretto e quando non lo è.


I MOTIVI DELL’ALTERAZIONE STRUTTURALE

Le esperienze dell’individuo e il suo modo di mettersi in rapporto con l’ambiente condizionano in maniera decisiva il suo atteggiamento posturale e la sua configurazione fisica.
Secondo le esperienze del dottor Frederik LEBOYER (iniziatore della nascita senza violenza), il parto violento induce l’uso preferenziale di un lato del corpo (destri o mancini), mentre il parto non traumatico genera individui ambidestri.
Sono innumerevoli anche i fattori che durante l’infanzia possono incidere sul futuro atteggiamento posturale come il fatto di usare pannolini troppo grossi o scarpe inadatte, forzare il bambino a camminare prima che la sua struttura sia abbastanza solida, obbligarlo a rimanere seduto troppo a lungo, impedendogli di muoversi e, di conseguenza di sviluppare lo scheletro e la struttura muscolare in completa libertà e naturalezza. Durante l’età adulta la mancanza di movimento fisico (tipica delle società industrializzate) limita i movimenti delle articolazioni, che vanno anchilosandosi a poco a poco, mentre i lavori svolti in certe posizioni troppo specifiche, finiscono per produrre uno sviluppo poco armonico della muscolatura.
Il fattore psicologico influisce sulla postuira ancor più dei fatturi esterni. Fin da piccolo, il bambino copia dai genitori la condotta, le abitudini e l’atteggiamento posturale, ragion per cui anche nel caso in cui viva in un habitat che favorisca la postura corretta, sarà sempre influenzato dalle abitudini posturali di coloro che lo circondano, adattandone i gesti, gli atteggiamenti e il modo di esprimersi.
Riepilogando, possiamo riassumere i fattori che influenzano la postura :
1) Fattori fisico fisiologici
2) Fattori comportamentali
3) Fattori psicologici.

1 - FATTOR I FISICI (FISIOLOGICI)

a) La forza di gravità
b) L’uso preferenziale di un lato del corpo (destri – mancini)
c) L’altezza
d) I traumi meccanici
e) Il tipo di corporatura
f) Le calzature
g) La gravidanza


2 - FATTORI COMPORTAMENTALI

a) tipo di attività lavorativa
b) tipo di attività sportiva
c) educazione (progettazione scolastica)


3 - FATTORI PSICOLOGICI

a) personalità
b) traumi
c) stress
d) ……….psicosoma




ASPETTO ESTERIORE E POSTURA : I DANNI ESTETICI




Il disordine posturale in prima fase, si esprime in uno stato di stress e di affaticamento generale e in un cedimento delle strutture con deformazioni.
Le deformazioni, anche quando non raggiungono i quadri patologici descritti nei testi di medicina e non danno sintomatologie conclamate, sono causa di un malessere di fondo che spesso viene superficialmente interpretato come scarsa voglia di lavorare o come stato nevrotico ; ma è vero che quando le condizioni di equilibrio vengono meno, il corpo deve consumare energie, durante tutta la giornata, al solo fine di mantenere le posizioni. Ci troviamo di fronte a quella che definiamo FATICA POSTURALE.
Queste condizioni si accompagnano sempre a danni della componente estetica e a problemi di accettazione del proprio corpo

- cedimenti globali del corpo
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- perdita di tono generale
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- incurvamenti
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- appesantimenti
- sporgenze addominali un contorno addominale rigonfio, comunemente noto come “ pancetta” conseguente ad una anteriorizzazione del tratto lombare per l’inefficenza o una deviazione dalla corretta posizione del muscolo psoas. Lo psoas sorge ai lati delle vertebre lombari, segue una via traversa, a forma di esse, verso il basso. Attraversa in diagonale la cavità pelvica, incrocia la cresta pubica e prosegue obliquamente verso il basso, sulla capsula dell’articolazione dell’anca. Si inserisce con un tendine che condivide con l’iliaco nel piccolo trocantere del femore. L’iliaco riveste internamente l’ileo, il grande osso del bacino. Tutto ciò che influenza direttamente il tono dello psoas influenza anche, tramite l’iliaco, la pelvi e ciò che essa contiene.
- accumuli di grasso (adiposità localizzata) abbiamo fondamentalmente due tipologie : chi accumula grasso sulla parte alta, esterna della coscia (la cosidetta ‘culotte de cheval’) e chi invece ha adipe sull’addome e in vita. In linea di massima possiamo riportare queste tipologie ai modelli strutturali di persone con bacino antiverso e tendenza ad accentuare le curve fisiologiche della schiena (lordosi, cifosi)la prima e con bacino retroverso e tendenza ad una schiena anche troppo diritta e rigida la seconda.
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- cellulite viene attribuita a molti fattori che sono in realtà concause. La causa base è ragionevolmente il disordine posturale che disorganizza il connettivo superficiale e profondo. La disorganizzazione di carico e lo squilibrio delle tensioni attive e passive portano a infiammazioni locali, degenerazione dei tessuti; non a caso la cellulite si manifesta nei luoghi di maggior impegno, spalle, bacino, radice delle cosce e ginocchia.
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- “scomparsa” di alcuni muscoli (riduzione o accorciamento)
- doppio mento vissuto normalmente come ‘rilassamento’ del pavimento della bocca è invece attribuibile ad una scorretta posizione delle vertebre cervicali che provocano uno spostamento dell’osso ioide e un conseguente accorciamento dei muscoli sopra e sotto ioidei. D’altra parte, come vertebre non allineate in maniera appropriata non esistono da sole, ma sono in relazione col resto della colonna, fuori asse, così anche nella parte anteriore l’osso ioide provoca e/o risente della posizione del sacco viscerale. Per aiutare il doppio mento è importante ridare lunghezza ai muscoli sopra e sotto ioidei, e contemporaneamente riportare in posizione più corretta le vertebre cervicali.
- rughe profonde (es. collo)
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- sedere piatto
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- gobba della matrona (o gobba di bisonte) deriva dall’abbassamento ventrale continuo della prima e della seconda costola, quindi un abbassanemto di notevole entità della gabbia toracica, che inclina la prima vertebra dorsale e la settima cervicale. La carne e il grasso si accumulano nelle varie aree del corpo, in risposta a leggi biologiche. Quando una zona a rischio si trova sottoposta ad una tensione continua, i tessuti cercano di garantire una stabilità maggiore avvolgendola o ‘puntellandola’. Tutte le ‘gobbe’ insolite e indesiderate, dovunque si trovino, hanno la stessa causa e lo stesso rimedio.
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- seno cadente
- piedi deformati
- spalle spioventi
- rilassamento parte interna alta delle cosce che rimane nonostante i tentativi di tonificazione degliadduttori









L ’ ESTETISTA E LA POSTURA
ELIMINARE E ATTENUARE GLI INESTETISMI ATTRAVERSO IL RECUPERO DELLA STRUTTURA


Il corpo umano è strutturato su schemi di regolarità e simmetria ; quando non vengono rispettate le regole, assume cattive posizioni che possono provocare deformazioni della struttura (scheletriche o muscolari ), infiammazioni a livello locale, ispessimenti e danni ai tessuti, spesso accompagnati da manifestazioni dolorose.
I tessuti molli che rivestono il corpo e l’ausilio di sussidi come corsetti, fasce, busti, in parte camuffano il danno ma l’occhio attento non si lascia ingannare : si avverte che qualcosa non quadra, che il corpo è “sgraziato”, disarmonico.

SI PUO’ TOGLIRE QUALCHE CUMULO DI GRASSO, MANIPOLARE LA PELLE, ELIMINARE QUALCHE RUGA : IL DISORDINE ESTETICO RIMANE.

Il vero e unico intervento efficace consiste nell’individuare e precisare “ gli errori “, nel portarli alla conoscenza del soggetto e nella capacità di correggerli, in modo mirato e definitivo, mediante programmi di rieducazione posturale.
La conoscenza del corpo, premessa fondamentale di una nuova cultura del benessere e corrispondente anche a una giusta cura dell’immagine, dovrebbe rappresentare l’obiettivo e la proposta di qualsiasi ISTITUTO DI ESTETICA, non limitando il proprio campo di intervento a questioni epidermiche o quasi.
Sarebbe auspicabile imporre un concetto di bellezza che non dipenda solo da quantificazioni ponderali o da misure in assoluto (assolute); basterebbe mirare con occhio non superficiale le Veneri di qualsiasi epoca per capire il significato di questo “discorso” : La bellezza vera esprime armonia.
Tutte le tecniche per la correzione posturale si orientano verso la percezione e la conoscenza del proprio corpo e ricercano l’equilibrio armonico di tutte le componenti (muscoli), attraverso attività dinamiche o tecniche passive (o miste), rilassando i muscoli tesi, potenziando quelli più deboli,……..
Tra queste, anche il massaggio può essere di grandissimo aiuto nei lavori di rieducazione posturale, sia per sensibilizzare e percepire determinate zone del nostro corpo, sia per rilassare muscoli eccessivamente tesi dalle abitudini posturali errate.

TECNOLOGIE ESTETICHE


- La pedana posturometrica - stabilometrica
Tale strumentazione, usata in medicina per raffinate procedure diagnostiche, ha trovato, con opportune indicazioni , un valido utilizzo nel campo Estetico. Si è finalmente capito che salute e benessere si accompagnano a bellezza e che pertanto sono comparabili i mezzi per raggiungere tali risultati.
Con tale strumentazione è possibile rilevare gli errori di posizione del corpo umano che si manifestano con una errata posizione del baricentro e della sua proiezione al suolo e con una disordinata ripartizione del peso sui punti portanti dei piedi con danno anche agli organi interni. La piattaforma oltre che a rilevare disordini, dà la possibilità, attraverso, specifici programmi di software , di lavorare sulla correzione delle cattive abitudini posturali e favorire, a tutti i livelli, attraverso il riferimento a segnali esatti e di facile lettura, la memorizzazione delle posizioni corrette attraverso una serie di esercizi mirati che si possono concludere con altri trattamenti che l’operatore estetico attuerà per altri specifici problemi.
I risultati sembrano essere decisamente soddisfacenti perché come nelle terapie riabilitative classiche dell’ortopedia, la presa di coscienza degli atteggiamenti sbagliati e la memorizzazione della corretta postura consentono gradatamente di recuperare un cortamento e una gestualità corretta che coincidono con una maggiore armonia del corpo e delle sue manifestazioni.
La pedana si presenta come una superficie apparentemente simile ad una bilancia, con precise indicazioni per il posizionamento dei piedi. Costituita da sofisticati sensori e collegata a un computer con monitor dove viene visualizzata la posizione dei piedi e come le forze agiscono su di essi rispetto alla norma codificata. Segnala quando e come il carico del peso del corpo sulle estremità e sulla colonna vertebrale è corretto dando la possibilità di prendere coscienza dei propri atteggiamenti sbagliati, sperimentare le sensazioni al variare delle posizioni verificandone sul monitor la correttezza, memorizzando la corretta postura.

L ’ elettrostimolazione posturale
Apparecchi che utilizzano corrente alternata che viene erogata al corpo attraverso l’applicazione di placche, fasce. In base alla modulazione dell'onda e all'intensità di applicazione provocherà contrazioni muscolari più o meno profonde. L'eletrostimolazione in senso posturale privilegia alcuni tipi di corrente (microcorrenti,
onda di kolz) metodi di applicazione mirata

- Attrezzatura per la ginnastica estetica
Ginnastica posturale

- Idromassaggio

TAJ JI QUAN


Nato come arte marziale in Cina nel XVI secolo si è evoluto nel tempo sviluppando sempre più l’aspetto terapeutico e sportivo. Al giorno d’oggi viene praticato in tutto il mondo soprattutto per i suoi benefici effetti sulla salute. L’esecuzione lenta e armoniosa ne consente la pratica a tutte le età.
La pratica costante induce a una corretta postura, sviluppa la coordinazione, allunga i muscoli, massaggia le articolazioni e gli organi interni.
Si impara a respirare correttamente mentre si eseguono movimenti naturali e si assumono posture corrette in grado di favorire la circolazione dell’energia che ci consentirà di vivere come desideriamo e di difenderci dalle malattie.
Il condizionamento psico-fisico funziona in entrambe le direzioni : attraverso movimenti corretti si arriva a calmare la mente e viceversa, una mente lucida porta il fisico ad eseguire gesti precisi e coordinati. Infatti i movimenti belli e armoniosi sono il risultato di un buon equilibrio, mentre le persone con conflitti interiori spesso si muovono in modo insicuro e scoordinato.
All’alba di ogni mattina, in numerose piazze del mondo, non importa che sia Tien An Men, Ho Chi Minh o Central Park, migliaia di persone si muovono sotto i primi raggi del sole in un esercizio lento e armonioso, assorti nei loro movimenti, flessibili come le foglie nel vento, integrandosi perfettamente nel paesaggio della natura.
Il Tai chi non è propriamente né uno sport né un’arte marziale : è la ginnastica energetica che ha come obbiettivo portare l’uomo ad essere sano e felice.

METODO FELDENKRAIS


Il metodo Feldenkrais si basa su una serie di semplici esercizi che coinvolgono ogni parte del corpo; sulle sensazioni che questi stessi esercizi producono in chi li esegue, sullo sviluppo di nuovi modi di muoversi, atteggiarsi, percepire se stessi.
Più che una ginnastica dolce, è un vero e proprio metodo per risvegliare l’intelligenzadel corpo e la sua naturale spontaneità.
Questa tecnica, creata nel 1949 da Moshe Feldenkrais a cui spesso si rivolge chi soffre di mal di schiena, problemi ortopedici e disturbi resi cronici da abitudini sbagliate. Prima di essere un trattamento è un insegnamento, un metodo che usa le tecniche della manipolazione, l’esecuzione di movimenti fluidi, armonici, non faticosi, piacevoli, che guida all’ascolto delle “risposte” che il corpo da a questi stimoli, che aiuta a liberarci della “ corazza“ che imprigiona il corpo e ad abbattere quella barriera psicologica che impedisce il dispiegarsi del potenziale fisico e spirituale.
L’obiettivo perseguito è scoprire reazioni nuove in noi stessi, diventare consci dei conportamenti sbagliati per sostituirli con altri più efficaci. Possiamo re-imparare, possiamo rieducare il nostro corpo ed esplorare possibilità alternative di movimento. Questo non solo cambia la forza e la flessibilità dello scheletro, dei muscoli e allevia i dolori, ma porta a un cambiamento della propria immagine.
Il metodo Feldenkrais migliora la coordinazione e l’esecuzione dei movimenti, aumenta la flessibilità e riduce i disturbi funzionali, corregge le posture sbagliate e dannose, elimina rigidità e dolori.


L’ANTIGINNASTICA DI THERESE BERTHERAT


La schiena è al centro della ricerca dell’ideatrice dell’antiginnastica. Therese Bertherat ha chiamato “tigre” la catena muscolare posteriore che va dalla nuca ai piedi : conoscere la tigre è essenziale per evitare movimenti dannosi, per non maltrattare il corpo.
L’antiginnastica è quindi prima di tutto un metodo pedagogico che insegna a percepire il corpo in tutte le sue parti, a conoscere le proprie potenzialità di movimento e a liberarsi di dolori cronici di muscoli, articolazioni, schiena.
Si lavora in piccoli gruppi di dieci-dodici persone e per periodi minimi di tre mesi. Le sedute di gruppo partono sempre da una sorta di provocazione. Ti vengono richiesti movimenti precisi, che ti mettono a confronto con le tue tensioni muscolari. E’ una provocazione quasi violenta. L’insegnante ti accompagna dove non vorresti mai andare, in una posizione in cui non sceglieresti mai di metterti. Durante questa provocazione ognuno sente davvero dove è il suo problema. Poi si procede in modo più rassicurante, si lascia che il corpo riprenda fiato e ritrovi una sensazione di benessere.
La conoscenza del problema è il primo stadio : o lasci perdere oppure capisci che non sopporti più quello che hai sopportato fino a quel momento.
Nel secondo stadio, si deve percepire con chiarezza il benessere. Questa sensazione ti riconduce spesso a l ricordo di come sei arrivato a quel punto, alla causa profonda che ha provocato quel malessere.
L’antiginnastica cerca di trasformare la memoria del dolore nella memoria del benessere. Solo così il trauma, il blocco si scioglie.




GINNASTICA DOLCE e RIARMONIZZAZIONE FISICA


OSTEOPATIA

Il termine osteopatia (dal greco, letteralmente “malattia delle/proveniente dalle ossa”) fu coniato nel 1874 da Andrew Taylor Still per definire una complessa tecnica di terapia manuale che egli era venuto sviluppando con un lavoro di assoluta originalità negli anni precedenti. Nato in Virginia nel 1828, Still fu avviucinato alla pratica della medicina dal padre , medico anch’egli e predicatore : la sua partecipazione in qualità di chirurgo militare alla Guerra di Secessione americana lo misero brutalmente a confronto con la povertà di conoscenze e con l’estrema limitazione delle tecniche terapeutiche che la medicina di allora, basata su salassi, purghe e amputazioni senza anestesia, era in grado di offrire al medico.
Iniziò quindi a interessarsi alle tecniche terapeutiche degli “ aggiustaossa “ di paese e dei “ medicine men “ (così venivano chiamati i guaritori nativi americani) che veniva incontrando nei suoi viaggi. Nel mentre approfondiva la sua conoscenza dell’anatomia del corpo umano attraverso la pratica della dissezione anatomica di cadaveri che disseppelliva. Mettendo insieme tutte queste esperienze iniziò a formulare che quella che oggi noi conosciamo come “filosofia osteopatica” fondata da lui e sviluppata nel secolo successivo dai suoi allievi e dai loro successori.
Alla base della teoria di Still, che tuttora costituisce il fondamento dell’osteopatia, sta la concezione che il corpo costituisca un insieme funzionalmente unico, dotato di una sua capacità di riequilibrio e quindi di autoguarigione : tale capacità di autoguarigione è peraltro legata alla possibilità della terapia manuale di ristabilire i rapporti anatomici alterati dalla cosidetta “disfunzione osteopatica”
Con tale termine gli osteopati indicano tuttora qualsiasi alterazione della mobilità fisiologica di qualsiasi struttura, articolare o tissutale, del corpo, che è prodotta da una modificazione strutturale.
Poichè la struttura del corpo è un insieme funzionalmente integrato, qualsiasi disfunzione strutturale si venga a creare in un punto del sistema inevitabilmente provocherà uno squilibrio di tutto il sistema manifestandosi con sintomi che possono apparire a carico di organi molto distanti da quello in cui si è verificata la disfunzione iniziale.
Così un trauma come una banale distorsione della caviglia può determinare uno spasmo riflesso di alcuni muscoli dell’arto inferiore tale da provocare una disfunzione di una articolazione sacro-iliaca.. A sua volta questa altererà l’equilibrio di tensione tra i muscoli del tronco che si inseriscono sul bacino e tale squilibrio verrà trasmesso dai muscoli stessi del tronco e dal sistema delle fasce toraciche per esempio alla struttura del rachide determinando disfunzioni vertebrali che si manifesteranno con algie. Questo meccanismo viene definito come ‘catena disfunzionale ascendente’ e similarmente si può creare una ‘catena disfunzionale discendente’ e spiega come una lesione osteopatica possa arrivare a determinare la comparsa di sintomi che apparentemente sembrano non aver nulla anche fare
con il disturbo di partenza.
Un meccanismo del genere può essere innescato quindi da un evento traumatico, magari molto distante nel tempo dall’insorgenza dei sintomi, ma essere determinato anche da squilibri posturali cronici determinati per esempio da posizioni di lavoro o, come nel caso di atleti ad alto livello, da specializzazioni muscolari molto spinte che creino scompensi o squilibri muscolari. Nello stesso modo possono incidere tratti caratteriali psicologici che si esprimono con atteggiamenti posturali tipici delle personalità come le spalle curve del depresso o il torace rigido della persona arrogante, per fare solo due esempi tra i più banali.
Il trattamento osteopatico si occupa prima di tutto, di riportare in allungamento i muscoli in spasmo, di ridare tono a quelli rilasciati, di rimettere in equilibrio di tensione le fasce e i tessuti molli periarticolari e di eliminare i fenomeni di compenso che si siano eventualmente organizzati attorno alla disfunzione. A questo punto la tecnica di manipolazione articolare diretta può essere effettuata in modo estremamente mirato, con una forza assolutamente minima

CHIROPRATICA


La parola chiropratica deriva dal greco e significa “terapia mediante la manipolazione”. Effettivamente si tratta di una terapia manipolativa che ha come obiettivo la cura di molti problemi legati al sistema neuromuscolare in rapporto con la colonna vertebrale.
La chiropratica nasce negli Stati Uniti nel 1895. In quell’anno Daniel David Palmer, un medico che per tutta la vita aveva cercato cosa potesse alleviare le sofferenze delle persone, guarì un paziente affetto da sordità cronica aggiustandogli semplicemente una vertebra cervicale di cui aveva notato l’asimmetria. Questo episodio, insieme con altre osservazioni, finì per convincerlo che il fondamento della malattia si trovava nella colonna vertebrale. Sviluppò così la teoria secondo cui le vertebre dislocate restringono il campo di azione dei nervi del midollo spinale, interferendo in tal modo sul flusso normale dell’energia nervosa nel corpo. La sublussazione vertebrale è una delle motivazioni più frequenti del trattamento chiropratico. Si tratta di un piccolo spostamento di una vertebra che può avere molte conseguenze e che in molte occasioni è silente. La persona si sente bene, anche se l’organismo non funziona in maniera adeguata, finchè un giorno la malattia si manifesta. Comincia col ripercuotersi sulla colonna vertebrale provocando dolore, ma se non è curata è probabile che con il passare degli anni finisca per colpire organi distanti dalla colonna.
Le cause della sublussazione si ritrovano già nel neonato : un parto difficile, trattamenti maldestri. Nel bambino può essere provocata da litigi, scherzi pesanti allenamento eccessivo in sport inadatti all’età, cadute, incidenti, una postura sbagliata a scuola, etc. Negli adulti da incidenti, da mancanza di riposo, da posture errate sul lavoro etc
L’aggiustamento è il preciso atto realizzato dal chiropratico quando esercita una forza specifica e non traumatica per il paziente direttamente sulla vertebra sublussata. Lo scopo della manipolazione è quello di rimettere la vertebra nella sua sede corretta, per questo è richiesta un’azione pensata e controllata. Questa tecnica si basa sulla velocità più che sulla forza, o per lo meno su una forza concentrata in una direzione concreta, piuttosto che generalizzata senza alcuna direzione. Quando una vertebra è sublussata, i muscoli del corpo cercano di ricollocarla nella sua posizione normale. Esercitando una forza molto rapida e concentrata nella stessa direzione in cui spingono già i muscoli, si riesce a spostare la vertebra dalla posizione anomala, con la conseguente scomparsa del disturbo.


ROLFING

E’ un metodo di manipolazione profonda del tessuto connettivo che ha lo scopo di riallineare la struttura del corpo. Come terapia ha tre obbiettivi: aumentare l’ampiezza del movimento, migliorare l’equilibrio e dotare il paziente di una postura “facile”.
Anche se i risultati dipenderanno dallo stato iniziale del paziente gli effetti di una terapia di rolfing, comprendono sempre un aumento della vitalità e della stabilità fisica, un alleviamento dei dolori d’origine strutturale cronica e un aumento della propria capacità di guarigione. Inoltre si sono riscontrati effetti psicologici positivi.
Ida Rolf ottenne il Dottorato in Biochimica nel 1916. A un certo punto delle sue ricerche scientifiche fece una scoperta fondamentale riguardante il corpo: è la rete del tessuto connettivo che contiene e dà forma al sistema muscolare sano quindi si può lavorare su di essa per ripristinare l’equilibrio della struttura corporea.
Ogni muscolo (e ogni fibra muscolare) è avvolto in un tessuto connettivo chiamato fascia. Verso l’estremità di ogni muscolo, questa fascia si ingrossa formando i tendini o legamenti che servono a legare muscolo a muscolo o muscolo a osso.
La scoperta dell’importanza del sistema fasciale effettuata da Ida Rolf rivoluzionò il concetto di corpo. Invece che ai muscoli, si dà importanza alla loro guaina, come se, guardando un’arancia, si desse importanza alla buccia invece che alla polpa.
La fascia circostante sostiene il muscolo e mantiene l’insieme muscolo-osso al suo posto, ma ha una proprietà ambigua: può sostenere qualsiasi tipo di movimento e di posizione adottata dal corpo.
La fascia può aiutare a mantenere una postura equilibrata normale, oppure, se i muscoli sono sovraccarichi di una tensione costante provocata da movimenti squilibrati, può farsi carico di una parte della tensione accorciandosi e rinunciando alla propria elasticità.
Fortunatamente è possibile ridare la salute alla fascia, allineando i muscoli e le ossa in modo appropriato e inducendo il movimento corretto.
La scoperta di Ida Rolf si basava sulla considerazione del fatto che la gravità è la forza fondamentale che dà forma al nostro corpo. Dobbiamo equilibrare il corpo, in qualsiasi modo, contrapponendolo all’attrazione esercitata dalla gravità.
Dalla nascita alla morte, la gravità agisce continuamente su di noi: è per questa ragione che le alterazioni del sistema osseo-muscolare non sono mai localizzate ma si propagano in tutto il corpo. Se si ostacola l’equilibrio naturale del corpo (se non si esegue la migliore geometria dello scheletro), tutto il corpo cambierà gradualmente di forma per adattarsi alla deviazione.
Per esempio, un bambino che cade dalla bicicletta e si fa male a un ginocchio; per evitare il dolore, tende i muscoli situati attorno a quel ginocchio.
Poiché il corpo deve agire contro la forza di gravità, l’intero sistema di muscoli e di fasce si sposta gradualmente per compensare il primo cambiamento.
Ciò influisce sul movimento attraverso la pelvi, sul ritmo respiratorio e sulla posizione della testa.
Poiché i muscoli da soli non possono sostenere la tensione addizionale, le fasce si accorciano per sostenere il nuovo movimento, e, con il tempo, la forma e il funzionamento di tutto il corpo si modificano di conseguenza.
Il corpo umano è come una casa: è strutturato in maniera tale che ogni sua parte ha il suo posto più appropriato e concorre con altre a equilibrare il peso di tutte.
Proprio come una casa ben costruita, nella quale ogni colonna e ogni trave sta al suo posto, il corpo ben utilizzato (più che ben costruito) funziona in modo efficiente.
Poiché la gravità attira tutto verso il basso, essa attira le parti del corpo che si trovano fuori luogo (le travi fuori allineamento e prive di una colonna che le sostenga) verso posizioni dolorose o innaturali.
Il “rolfer” (il terapeuta che pratica il rolfing) cerca dunque di riportare la costruzione alla forma originaria della sua struttura. Spesso questo procedimento viene paragonato all’immagine di sospendere il cliente ad alcuni fili e sollevarlo dritto verso l’alto, finchè si trova sospeso in posizione perfettamente verticale, per poi rimetterlo in carreggiata.
Di norma non basta rimettere un pezzo non allineato al suo posto: tutte le parti devono essere al posto giusto se si vuole che una casa sia stabile o un corpo possa funzionare senza problemi.
Questo tipo di disposizione, a sua volta, origina ciò che Ida Rolf chiama il “vangelo del rolfing”: se il corpo funziona in modo adeguato,la forza di gravità può fluire attraverso di esso. Allora il corpo guarisce se stesso spontaneamente.
La visione del ruolo della fascia nella postura portò Ida Rolf a una scoperta più grande ancora. Si potrebbe chiamare “la teoria della geometria del corpo”.
Se le articolazioni (gomiti, ginocchia . . .) sono giustamente equilibrate, la persona sperimenta una sensazione interna di benessere.
Il corpo si sente a “piombo”, perfettamente allineato con i piani del movimento.
Le cerniere delle gambe ( anche, caviglie, ginocchia e persino le dita dei piedi) funzionano insieme all’interno di uno stesso piano.
Le gambe si muovono parallelamente; la testa e la colonna hanno la chiara sensazione di allungarsi verso l’alto; i gomiti si muovono in modo naturale, senza deviare dal piano dell’articolazione.
Rispetto a questa nuova organizzazione, il funzionamento precedente del corpo sembra disordinato, persino caotico. Al contrario la nuova geometria, vale a dire questo nuovo orientamento nello spazio, dà una sensazione di sicurezza molto maggiore.
La meta del rolfer è quella di avvicinare il corpo all’asse da gravità in maniera tale che per stare semplicemente in piedi o seduti si usino meno muscoli.
La postura non è più un azione passiva da mantenere bensì un equilibrio che il corpo sente come naturale.
E’ quest’attenzione alla geometria propria del corpo a distinguere il rolfing da quelle forme di lavoro corporeo che si basano semplicemente su di un massaggio e su un rilassamento dei tessuti profondi.
Naturalmente ogni persona ha la propria versione di questa geometria ideale, che dipende dalla statura, dalla lunghezza delle gambe e da altri fattori simili.
Tuttavia i rolfer prendono in considerazione cinque punti fondamentali quando programmano gli obiettivi da raggiungere nei trattamenti individuali.
Affinchè il corpo umano possa funzionare in modo appropriato e mantenersi eretto, bisogna che i seguenti cinque punti cruciali siano allineati : l’orecchio, la spalla, l’anca il ginocchio e la caviglia. La testa, il collo e le spalle “raccontano” la storia della struttura che sta sotto di loro.
Il corpo dovrebbe dare l’impressione di camminare planando, e non invece spostarsi come se dovesse compiere un durissimo sforzo a ogni passo.
La testa e il collo devono essere centrati sul corpo, mentre la colonna che sostiene la struttura deve situarsi nella parte posteriore della sezione pelvica.
La colonna deve dunque seguire la curva naturale della schiena fino ad entrare nella base del cranio, assumendo una posizione centrale.
Dobbiamo tener presente che qualsiasi danno o pressione costante impedirà notevolmente l’equilibrio esistente nella parte superiore del tronco.
Una delle distinzioni principali fatte dai rolfer è la differenza fra mantenere e sostenere. Quando eravamo piccoli, la maggior parte di noi si è sentita dire “siediti ben diritto”.
Coloro che normalmente impartiscono quest’ ordine cercano di insegnarci, con tutte le migliori intenzioni, ad assumere una postura corretta, e per postura corretta in generale intendono una qualche variazione del famoso “petto in fuori, pancia in dentro”.
Provate questa posizione proprio adesso, mentre state leggendo: noterete che se tiriamo indietro le spalle per mandare in fuori il petto, la cassa toracica non può sostenerle, invece il tronco si solleva dalla pelvi e si mantiene in una imitazione scomoda della postura corretta.
Quando siamo seduti, la maggioranza di noi si inclina in avanti.
Quando ci ricordiamo di “sedere ben dritti”, spesso invertiamo totalmente la posizione e teniamo il petto sollevato e le spalle verso l’alto.
C’è chi mantiene continuamente questa posizione.
Sebbene al profano sembra corretta, l’occhio allenato nota che in tale posizione la struttura del corpo non è sostenuta dal basso, ma dall’alto.
In entrambi i casi, sia nella posizione diritta sia in quella incurvata, si spreca dell’energia che potrebbe essere invece conservata grazie a una struttura sostenuta ed equilibrata.
Per provare come ci si sente in una posizione corretta, per prima cosa dovete sederVi. Quindi lasciate cadere il petto in modo tale che la colonna si curvi in avanti.
Ora sedeteVi “diritti”, in modo che la colonna si curvi all’indietro.
Vi sentite rilassati o percepite uno sforzo nel mantenere il corpo in questa seconda posizione?
Ritornate alla posizione inclinata e appoggiate una mano su ogni anca.
Spingete le anche in avanti finché non sentite che l’estremità inferiore delle pelvi (i due ischi, le ossa sulle quali ci sediamo) poggia sulla sedia.
Facendolo, noterete che il petto si solleva naturalmente verso l’alto mentre la pelvi si solleva in avanti. Ora riposate sulla parte anteriore degli ischi.
Osserverete che potete restare seduti e mantenere una sensazione di sostegno senza inclinarVi ne spingere forzatamente il corpo verso l’alto.
Le abitudini acquisite dal corpo si trasformano a tal punto in una parte di Voi che all’inizio vi sarà difficile restare a lungo seduti in questo modo “sostenuto”.
Forse dovrete giocare con la nuova posizione finché non sentite che il corpo impara sostenersi da sé senza sforzo.
Tuttavia con il tempo la maggioranza delle persone scopre che non si sente perfettamente bene se non utilizza questa posizione sostenuta al posto di quella di prima.
Il Rolfing tratta con vantaggio persone di tutti i tipi.
E’ particolarmente noto fra chi ha uno stile di vita molto attivo e tra gli atleti, i ballerini, i musicisti e altri artisti, i quali lo utilizzano per aumentare e conservare le proprie capacità.
Dopo una serie di trattamenti, alcune persone affermano che il rolfing ha dato loro una grande carica di energia; altre sostengono che ha cambiato il loro modo di sentirsi e di muoversi, così come il loro aspetto.
E i benefici durano, in molti casi, tutta la vita.
Clinicamente parlando, il gruppo di individui che beneficiano maggiormente di questa tecnica è rappresentato da chi soffre di un qualche tipo di dolore miofasciale, ovvero un dolore collegabile alla struttura del tessuto molle del corpo (come per esempio nei problemi di schiena, nelle borsiti delle articolazioni, nell’artrite non infiammatoria o nella rigidità in generale). Rispondono bene al rolfing sia le lesioni traumatiche derivate da un incidente automobilistico, sia le lesioni non traumatiche come il ginocchio dell’atleta, il gomito del tennista e altri disturbi simili. Ciò nonostante, qualunque siano gli scopi o i problemi che spingono una persona a ricorre al rolfing, il procedimento seguito sarà sempre più o meno uguale.
Il Rolfing consiste in una serie di dieci sedute di trattamento.
La serie è stata progettata per liberare tutte le componenti del corpo e integrarle in un tutto completo ed equilibrato.
I Rolfer usano le dita e talvolta il gomito per mobilizzare la fascia, facendo sì che si tenda e recuperi il tono naturalmente elastico e tutta l’ampiezza di movimento.
All’inizio e alla fine delle dieci sedute il rolfer scatterà una fotografia al paziente, per documentare il risultato del trattamento.

Fernanda Simionato
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